IL ROSARIO ANTICO

 

il Rosario Antico

RECITA DEL ROSARIO ANTICO

Il Rosario, rivisto e rivisitato nel momento della sua nascita, vale a dire nel sec. XV, verso il 1420/40.
Si sa che contare le preghiere è un modo di fare molto antico: si usavano cordicelle, intacchi su legno, pietruzze e così via. Nel 1400, in ambito certosino, c’erano due classi di monaci: la prima composta da gente letterata, i chierici, quelli che avevano studiato, che cantavano i salmi in latino e che dedicavano gran parte del loro lavoro alla trasmissione manoscritta dei codici antichi, e la classe dei monaci illetterati, addetti alle cucine, alla questua, alle stalle, insomma, ai lavori umili, e questi – che non conoscevano bene la lingua, la gran parte non sapeva leggere e scrivere, invece dei 150 salmi, cantati in latino dai primi, recitavano una serie di 150 Avemarie, chiamata il salterio di Maria. I cori erano distinti.
Il certosino Enrico di Kalcar fu il primo a dividere queste 150 Avemarie in 15 decine, organizzate in tre serie di Misteri: Gaudiosi, cioè delle gioie di Maria; i Dolorosi e quelli Gloriosi, che si riferivano alla gloria in cielo della Vergine e dei Santi.
Colui che ha avuto l’idea di organizzare e di legare ogni Ave Maria ad un motivo biblico, detto appunto clausola, è stato un certo un novizio certosino prussiano, Domenico di Prussia, il quale studiava teologia a Cracovia. Questi, su suggerimento del suo padre spirituale, diede inizio a questa ricerca di motivi biblici a cui legò le 150 Ave Maria delle tre corone, divisi in quindici Misteri: ognuna di cinque.
Il Rosario, prese poi forma, così come lo conosciamo con l’apporto di un domenicano che fondò le Fratérnite del Rosario, che si moltiplicarono in tutt’Europa. Basta ricordare la celebre pala di Albercht Dürer su La Festa del Rosario (1506).

Ma la cosa più bella di questo Rosario antico è che, verso il 1480, ogni Ave Maria fu pubblicato un libro con le meditazioni su ogni singola Ave maria e questa illustrata da una incisione xilografica sicché ci troviamo di fronte alla più antica e più completa suite di immagini del Vangelo.
Il libro incunabolo mancava di alcune immagini, le cui matrici – formate da blocchi lignei incisi – furono smarrite. Il libro che aveva per titolo: il Salterio della Gloriosa Vergine Maria, fu pubblicato monco. Finché, nel 1521, su iniziativa di un dominicano veneto, fra Alberto da Castello, fu ripubblicato con l’aggiunta delle immagini mancanti, ovviamente rifatte secondo l’antico stile.

Di questo volume rimangono numerose edizioni, fino al 1567, allorché il Papa S. Pio V, domenicano, ridusse e divulgò a livello universale la pratica del Rosario, riducendolo però solo ai singoli 15 misteri, senza i commenti relativi ad ogni singola Avemaria.
Dopo la memorabile vittoria di Lepanto (7 ottobre1571), che il Santo Papa attribuì all’intervento miracoloso della Vergine – allora definita Regina delle Vittorie – , furono ripubblicate diverse edizioni, anche con blocchi lignei differenti.

Nel 1584, Gregorio XIII, proclamò la Festa di Rosario festa universale e, da allora in poi del Rosario, così com’era stato recitato per più di un secolo, se ne persero le tracce. Concludo questi cenni storici, aggiungendo che i Sommi Pontefici hanno dedicato al rosario più di 200 documenti al Rosario. Ultimamente San Giovanni Paolo II, nel 2002-2003, volle dedicare al Rosario un intero anno con la Lettera Apostolica: Rosarium Virginis Mariae, con cui specificò che il Rosario è la preghiera per la pace del mondo e per la famiglia. In essa, genitori e figli, possono trovare l’armonia e la concordia.

Devo dire anche, per onore della verità, come è giunto tra le miei mani questo incredibile tesoro. Quasi vent’anni fa, era tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002, i mesi delle due maledizioni Torri Gemelle ed Euro, per intenderci, il sottoscritto era su sedia a rotelle, quasi immobile. Un amico evangelico, che condivideva con me la passione per libri antichi, sapendo di farmi cosa gradita, mi regalò tre libretti: uno del ‘400, un incunabolo, e due del ‘500. Quando aprii il pacco e vidi tutto quel “ ben di dio”, rimasi senza parole. Mi accorsi subito di avere tra le mani un tesoro, una meraviglia di cui non immaginavo neppure l’esistenza e di cui, ovviamente, nessuno mi aveva parlato prima: il Rosario antico, la forma originale e popolare delle tre corone dei misteri, con la sua originale e primitiva serie xilografica ed anche con le successive variazioni iconografiche.
Un tesoro immenso, che negli anni successivi ho cercato di divulgare portandolo in più di 500 parrocchie, con la denominazione di “IL ROSARIO ANTICO” e facendone oggetto di predicazione e di annuncio perché esso descrive minuziosamente il cammino di fede della Madonna, tipo e impronta di ogni altro cammino di fede. Poi acquistai anche la prima edizione del volume del domenicano fra Alberto da Castello, intitolato: il Rosario della gloriosa Vergine Maria, stampato a Venezia, nel 1521.