CORPUS DOMINI – ANNO A – 14 GIUGNO 2020

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Per coloro che desiderano approfondire il significato della SS. EUCARESTIA, suggerisco la trattazione esaustiva del Catechismo della Chiesa Cattolica:

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a3_it.htm

Prima Lettura – Dal libro del Deuteronòmio (Dt 8,2-3.14b-16a)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri». Parola di Dio

Caro amico/a, questa è una delle pagine più belle dell’intera Bibbia. Mosè invita il popolo a rivedere il proprio passato e a comprendere la correzione di Dio che opera attraverso persone e avvenimenti.  Questa pagina è insieme un avvertimento e una supplica: fermati, dice il Signore, e considera la tua storia. Guardati indietro, vedi il percorso compiuto, rivisita la tua esistenza, ripensa al tuo vissuto. Se riesci a trovare il bandolo, sarai felice, potrai riordinare tutto e mettere in sequenza i fatti e misfatti di un’intera esistenza. Dall’esperienza acquisita sul campo mi risulta che pochi, ma veramente pochi, sono riconciliati con la propria storia. Il che significa che veramente pochi sono in grado di individuare quel “filo rosso” che collega tutti gli avvenimenti della propria vita – lieti, tristi e anche quelli che apparentemente sono neutri o avvertiti come puramente occasionali – e sono in grado di farne una sequenza logica da dove si ricava quello che è stato ed è il disegno di Dio per sé. A questo serve un “cammino di fede”. Coloro che  brancolano ancora nel nebuloso, nel vago e nella confusione, purtroppo, vivono un vero disagio esistenziale che si manifesta nel “campare alla giornata”, così come viene, la vita diventa una serie illeggibile e incomprensibile di avvenimenti che affollano l’esistenza e la rendono come minimo insignificante (è tempo che si consuma, pagine di calendario strappate!).

Salmo Responsoriale (Dal Sal 147)  – R. Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R. Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. R. Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.

Seconda  Lettura  – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 10,16-17)

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. Parola di Dio.

La seconda lettura ci riporta un brano in cui Paolo, avendo constatato gli abusi compiuti in questa comunità, ricorda ai Corinzi l’istituzione dell’Eucarestia. Costoro, invece, avevano trasformato la Cena del Signore  da una cena spirituale, in cui Cristo si fa presente realmente nel Corpo e nel Sangue, in una cosa davvero oscena: si ubriacavano e peccavano gravemente, dando scandalo.

SEQUENZA
– Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato.
– Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
– Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
– Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

Vangelo – Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Parola del Signore

COMMENTO E MESSAGGIO

EUCARESTIA, LA PRESENZA, IL SACRIFICIO E LA COMUNIONE

IL PANE E IL MANGIARE

Il messaggio del Vangelo sull’Eucarestia poggia su alcuni verbi che segnano i passi per la vita nuova: per es.: il verbo restare (manein), che in S. Giovanni è presente ben 67 volte, ci ricorda che nella fede non solo si entra, ma bisogna restare, spezzare e mangiare come nella casa dei discepoli di Emmaus. Solo quando Gesù spezza il pane, allora e solo allora, si aprono gli occhi (Lc 24). Andiamo con ordine per comprendere come si sviluppa la tematica.

L’evangelista Marco riporta al cap. IV la parabola del seminatore. Essa sviluppa in parallelo tutta la simbologia  spirituale  seguendo la sequenza fisica del pane dalla seminagione alla comunione (crescita, mietitura, raccolto, macinazione, impasto, cottura, frazione). Sono passaggi altamente significativi poiché Gesù parlava con immagini tratte dalla vita quotidiana che tutti potevano comprendere. Seguiamoli pian piano.

LA SEMINAGIONE – Come il grano quando è seminare può cadere su varie superficie, così è  per l’ASCOLTO. Innanzitutto, per ascoltare è necessario prima guarire l’orecchio: solo se uno ascolta può poi, a sua volta, pronunciare la parola (vedi Mc 6, 31-37: la guarigione del sordomuto). La Parola, seminata, cioè ascoltata bene, fa crescere  “spontaneamente” lo spirito di conversione, così come il feto cresce nel grembo di una mamma. Alla donna non è chiesto nulla: solo non deve disturbare l’evento che si evolve, cresce e si sviluppa da solo.Ma ascoltare sembra facile, ma non è così: infatti, ci sono vari tipi di ascolto:– 1. Strada: è un ascolto superficiale: da un orecchio entra, dall’altro esce – 2. Sassi: è l’ascolto di chi cerca solo emozioni, si lancia, ma non ha radici. – 3. Spine: l’ascolto comporta prove precise (ricchezza e inganni del mondo). – 4. Terreno: è il seme che cresce, matura e produce il grano a seconda dell’ascolto (30 /60/100 per 1). Quando è giunto il momento, si passa al raccolto.

LA MIETITURA – Alla seminagione e alla crescita segue la mietitura e poi la raccolta in covoni. Al termine del processo, mentre la paglia viene bruciata,  ii grano viene destinato alla macinazione.  Comincia un altro processo. Andiamo ancora per gradi.

LA MACINAZIONE fa parte del del processo di molitura. Il chicco viene tritato finché non diventa farina: questo, spiritualmente, corrisponde al rinnegare se stessi. Gesù ne parla nella prima istruzione sulla sequela (Mc 8,34): rinnegare se stessi vuol dire abbassare l’ego e accettare il non-amore degli altri che si manifesta con l’indifferenza e il disprezzo; l’esatto contrario di ciò che noi desideriamo: poiché tendiamo costantemente ad essere super e mai diminuiti. Quando ciò avviene ci sembra di morire. Chi non si lascia triturare non diventa farina.

LA FARINA è il frutto del processo di molitura, ma essa non può diventare commestibile se non subisce un altro processo: l’impasto; ha bisogno di essere amalgamata, di divenire “massa”: è, spiritualmente, il processo che porta i singoli chicchi a divenire comunità. Affinché ciò avvenga, è necessario che ci si lasci in parte svuotare (la massaia usa fare un buco nel mucchio di farina), creare un vuoto nel cumulo significa diventare umile. Chi, al contrario, per paura di perdere la propria identità, rifiuta di “svuotarsi” ( ekenosen. S. Paolo usa questo termine nell’inno cristologico di Fil 2, 1-11) e si lascia irretire dall’egoismo, in pratica rifiuta di amalgamarsi con la comunità e diviene un grumo immangiabile. Anche questo avviene mediante  un processo che consente di accogliere  i tre elementi battesimali: l’acqua (purificazione), il sale (croce) e  il lievito (Spirito), tutti segni della crescita graduale del Regno.
Belle, a proposito, e le parole del canto: O Signore, raccogli i tuoi figli… Come il grano nell’ostia si fonde e diventa un solo pane e quelle le S. Ignazio martire, scritte prima di morire: divenire frumento di Cristo.

IL FORNO – Dopo aver assunto la forma di pane, deve essere infornato. Deve cioè subire la prova del fuoco. Senza il forno, il pane resta crudo, immangiabile: non serve né per sé né per gli altri, può solo ammuffire. È la prova della persecuzione. La Chiesa, ha subito innumerevoli persecuzioni, ha costatato che tale processo è vero.

IL SACRIFICIO – Il pane, poi, si spezza e si mangia. Affinché dia vita, deve essere mangiato e, perché ne mangino tutti, deve essere spezzato. Lasciarsi spezzare e consumare è anche la missione di Gesù. Offrirsi in sacrificio è l’atto che ci permette di essere figli, di godere di uno stato di vita nuova e diventare perfetti come il Padre, come ha chiesto Gesù. E’ la logica di Cristo espressa anche con il segno dell’olio (frantoio), dell’uva (torchio) e del seme (macina): passare per la morte per portare frutti.

IL MEMORIALE – La celebrazione dell’Eucarestia, dunque, non è solo ricordo, rito e simbolo, ma è memoriale. È vero che questo termine, per noi occidentali, non è immediatamente comprensibile poiché ci riporta a memoria-ricordo, e non al suo autentico significato, che è memoria attualizzante, che significa incarnare il ricordo mediante un’ effettiva e vitale offerta di sé per/con/e in Cristo. Mangiare il pane è mangiare il Corpo di Gesù spezzato e offerto in sacrificio; e bere il vino è bere il suo Sangue versato. Gesù è realmente presente sotto le specie del pane e del vino. Mangiare, poi, è fare proprio, incorporare, divenire consustanziale con Cristo, proprio così come, dopo la digestione, non si può più distinguere il cibo dal corpo: è il corpo stesso, siamo noi. La comunione con Gesù è totalitaria (fisica, psichica, morale e spirituale), tanto da poter dire con Paolo: non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me. L’Eucarestia è memoria e annuncio del Sacrificio di Gesù, proclamazione della sua Risurrezione e attesa del suo Ritorno glorioso. La Chiesa, la comunità dei cristiani, rende presente oggi Gesù nel mondo.

LA COMUNIONE – Il pane è l’elemento che dà la vera pienezza, calma la nevrotica e possessiva fame di essere. Tale soddisfatta sazietà spinge ad andare naturalmente verso gli altri, non più avvertiti come avversari, concorrenti e nemici o come inferno, come diceva J. P. Sartre (l’enfer c’est les autres).

Quando noi facciamo Eucarestia, quindi, anche noi prendiamo parte alla vita di Cristo che – come il pane – si è lasciato prendere e mangiare perché farsi mangiare è divenire cibo, divenire dono vitale. Gesù è AMORE CHE SI OFFRE E SI DONA. Fare questo, cioè mangiare e bere in memoria di Cristo, è l’ACTIO SANCTA divisa in cinque movimenti: prendere / rendere grazie / spezzare e dire: / prendete e mangiate/ fate in memoria di me. COMUNICARSI è assumere la logica di Cristo, che si ripete anche in altri segni per esempio: l’olio (frantoio) e l’uva (torchio). Per portare frutti, bisogna passare per la morte/risurrezione.

Buona Festa del  SS. Corpo e Sangue di Cristo!