DOMENICA, 16 FEBBRAIO 2020

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
ANNO A – 16 FEBBRAIO 2020

PRIMA LETTURA – DAL LIBRO DEL SIRACIDE (Sir 15, 15-20, NV 15, 16-21) – Se vuoi osservare i suoi co- mandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare. Parola di Dio.

Il testo del Siracide (anticamente detto Ecclesiastico) è l’unico libro dell’A.T. di cui si conosce l’autore: è Yehoshua ben Sira (Gesù figlio di Sirach), un giudeo che scrisse il libro in ebraico dal 196 al 175 a.C. Il libro, che contiene ben 51 capitoli, è stato poi tradotto in greco, intorno 132 a.C., dal nipote dell’autore.
Fuoco e acqua, morte e vita, bene e male: ecco la scelta; non vi sono chiaroscuri, o è bianco o è nero. L’osservanza dei comandamenti è un atto di fiducia verso Dio; il suo contrario comporta, purtroppo, conseguenze disastrose. Semplicemente, è così! Per cui, chi ascolta seriamente questa Parola non può che trarre conseguenze serie: imporsi una scelta precisa. Tergiversare è già una risposta negativa!

SALMO RESPONSORIALE – Dal Sal 118 (119) – Rit: Beato chi cammina nella legge del Signore – Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. Rit. – Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. Rit. Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita, osserverò la tua parola. Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge. Rit. Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Rit.

Il salmista sostiene e incoraggia chi ha compiuto la scelta di camminare nella Legge del Signore. Anzi, egli puntualizza che la Legge, considerata dagli Ebrei il più grande regalo fatto da Dio ad Israele, va osservata puntualmente e totalmente, senza fraintendimenti o indebite riduzioni. Il salmista, in più, insiste sulla capacità intellettiva (questa sì che è vera intelligenza) di poter comprendere la preziosità dei comandamenti e dei precetti, che non vanno solo passivamente osservati, bensì amorevolmente custoditi e meditati.

DAL VANGELO DI MATTEO (Mt 5,17-37). In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». Parola del Signore.

La prima considerazione è di carattere liturgico. Sono schietto, a me non piace che i testi liturgici vengano tagliati a piacimento con la scusa (pardon, oggi si dice motivazione pastorale) che la lettura possa apparire troppo lunga, è un obbrobrio per Dio e per gli uomini. Per Dio perché l’arbitrio di tagliare a piacimento i brani mi pare più da macellaio che da fedele custode della Parola; ed anche un abuso nei confronti dei fedeli perché vengono ingiustamente privati dell’insieme del messaggio, che dice di più e meglio di un messaggio servito in modo stravolto. A tal proposito, solo per rendere edotto il lettore, ho evidenziato in blue il testo risparmiato e  con il rosso bruno le parti decurtate, di cui sono arbitrariamente privati tutti quelli che – ignari – seguono la liturgia. L’esperienza mi fa prevedere che la gran parte dei sacerdoti sceglieranno la forma breve. Sembra un’ovvietà, ma è uno sconcio. E se ne capisce anche il perché: un quidam (in latino si usa quando si conosce la persona, ma non la si vuol citare) non vuole che coloro che vivono “situazioni irregolari o “quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina” (A.L, 305-306) ascolti parole che potrebbero essere intese “come se fossero pietre”; per cui, invocando un malinteso senso pastorale, si privano i fedeli della Parola di Dio, non solo, ma ci porta a concludere che Gesù mancava di “senso pastorale” poiché Lui non si pone il problema, ma dichiara la sua posizione ferma e decisa su questioni molto dibattute in campo fariseo tra la scuola di Hillel e quella di Shammai. La Parola deve essere annunciata uti jacet (cme giace), ma va accompagnata da un adeguato commento che si adatta alla situazione pastorale.

Qualche esegeta, per es.: Aaron M. Gale , nella contrapposizione tra “avete udito…” e “ma io vi dico”, legge l’espressione di per sé avversativa in forma direi complementare e sostiene che Gesù, da buon ebreo, non avrebbe mai avversato la Legge (Torah), ma ne fornisce una sua autorevole interpretazione. È una tesi accettabile, in quanto – oltre alla Legge scritta – gli ebrei tramandavano anche una Legge orale (Halakha) e,  in  aggiunta, una sua interpretazione (Mishnah). Di certo, possiamo dire che Gesù affermava: 1) che la Parola non passerà mai; 2) che l’interpretazione esatta della Legge è la Giustizia Superiore, al di là della casistica e delle varie scuole di pensiero; 3) che l’osservanza  della Torah si manifesta mediante una reale e improcrastinabile riconciliazione, anche a costo di lasciare l’offerta davanti all’altare e se dovesse costare … un occhio o una mano. Le esemplificazioni che Gesù propone sono due: la vexata quaestio dell’adulterio e quella riguardante il falso giuramento. Su entrambe le questioni Gesù si comporta come vero e autorevole interprete della Torah. Il suo è un giudizio deliberativo.

SECONDA LETTURA – DALLA PRIMA LETTERA S. PAOLO AI CORINZI (1Cor 2, 6-10) – Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma, come sta scritto: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Parola di Dio.

S. Paolo, da vero maestro, contrappone la sapienza di questo mondo, quella dei dominatori, alla Sapienza di Dio, che disvela il mistero finora nascosto e fornisce la chiave dell’esistenza: l’amore di Dio per noi in Cristo Gesù. Chi comprende questo è più sapiente di Salomone, Archimede ed Einstein. Questo arcano diviene, per mezzo di Gesù, mistero rivelato, Buona Notizia, annuncio cristiano.

MESSAGGIO E ANNUNCIO

Penso che non ci voglia molto ad intrecciare i temi della Parola di quest’oggi. L’amore di Dio per noi si è rivelato nell’offerta cruenta di Gesù sulla croce. Un Dio, che per me e per te, crocifigge il Figlio non si è mai né visto né sentito: difatti, non esiste un’altra religione che si possa accostare, neppure lontanamente, al Cristianesimo.
La liturgia oggi ci rivela l’ Amore Trinitario: Dio dona il Figlio per amore nostro; il Figlio, sempre per amore, s’incarna e si fa ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Lo Spirito Santo lo risorge, facendosi beffa della morte e del suo cattivissimo autore; infine, il Padre lo innalza, ponendolo alla sua destra, e lo costituisce Signore e Re dell’universo. Questa è la verità fondamentale; tuttavia, è solo la prima parte dell’annuncio che s’incentra sul Mistero dell’amore di Dio che si rivela in Cristo Gesù.

La seconda, poi,  ci riguarda più da vicino e ci coinvolge direttamente poiché si svolge sul  piano umano. Infatti, si tratta di un mistero che riguarda l’umanità in sé:  il Verbo, che ha preso carne nel grembo verginale di Maria, vive una vicenda umana intensa e completa e si manifesta come Messia di Dio. Il suo agire  ci interessa da vicino in quanto ciò che è avvenuto in Lui può e deve accadere a me e a te. È la disvelazione completa del mistero: io e te possiamo divenire Figli di Dio come Gesù, perciò è chiamato Primogenito (πρωτότοκος): la sua vicenda è destinata ad essere ripercorsa da tanti altri figli. Dio, quindi, non ci ha creati solo per crepare e tribolare in questa vita, ma per donarci l’eternità e la gloria propria del Figlio. Per l’esatta interpretazione di questa seconda parte, ti consiglio vivamente di leggere la catechesi allegata: è di un’importanza straordinaria. Solitamente, noi preti non diciamo queste cose!

L’ordierno messaggio è la Sapienza eterna di cui ci parla oggi S. Paolo;  e Il cap. 15 del Siracide – che oggi viene proclamato – aggiunge un elemento determinante,  la scelta è nostra: abbiamo davanti la vita e la morte, il bene e il male, l’acqua e il fuoco.
Anche il Vangelo si trova sulla stessa traiettoria e c’invita a non essere capziosi poiché chi ama, capisce dov’è la verità, anche in campo morale.

Non si tratta di abbassare il prezzo evitando di parlare di peccato e di adulterio o nascondendo l’imbarazzante tema del giudizio finale, ma di proclamare la verità, che è una sola, e da essa non si può fuggire.! La conclusione è semplice e chiara: la Legge si osserva non inventando cavilli, ma assumendo come criterio di verità la carità, la migliore capacità di valutazione. L’amore, infatti, dà il giusto peso ad ogni elemento di giudizio. L’amore è il metro di Dio: con tale capacità di misura il Padre valuta ogni cosa, anche la nostra debolezza.

Allego a questo spunto omiletico, la seconda parte della catechesi di Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha per titolo: Vivere la vita di un altro. Domenica scorsa ti ho proposto la parte introduttiva, oggi si entra nel vivo, nel cuore del messaggio. È un annuncio chiaro, limpido, soprattutto logico. A me, lo ripeto, nel lontano 1987, fece molto bene. Essendo un messaggio predicato d’un fiato, a braccio e da uno spagnolo, c’è stato bisogno di qualche ritocco per renderlo scorrevole, senza tuttavia compromettere né il pensiero né la sequenza logica. Buona lettura!

 

II PARTE – Kiko Arguello: VIVERE LA VITA DI UN ALTRO

(la I parte la trovi in allegato all’omelia del giorno 9 febbraio 2020)

… La croce, per noi cristiani, non è un orribile strumento di tortura, è gloriosa. La croce è la liberazione. Con l’annuncio di Cristo, a me è data la possibilità di morire a me stesso per vivere nel Tu di Dio. Prima di conoscere Cristo, fratelli, io non potevo fare ciò: ero condannato all’egoismo, alla sessualità, all’orgoglio, alla critica, al giudizio degli altri, al peccato. Ero condannato alla nevrosi, costretto a pensare sempre come primeggiare, come essere qualcuno, come fare soldi, come avere successo, come avere cose. Questo pensiero m’impediva di essere me stesso, mi impediva l’amore degli altri, di uscire da me. Il mio rapporto con gli altri è stato sempre un rapporto mediato, sempre teso al mio bene e non al bene dell’altro. Andavo con gli amici che m’interessavano: quelli più ricchi e più intelligenti; sempre l’altro era qualcuno al quale succhiare, qualcuno da frequentare per interesse. Non potevo fare altrimenti poiché la mia vita, in un certo senso, era accerchiata dalla paura che avevo della morte, ero condannato all’egoismo, così come dice la Lettera all’Ebrei che: « per la paura che tutti gli uomini hanno della morte, siamo soggetti alla schiavitù del demonio». Questo lo dice la Scrittura, per la paura che gli uomini hanno della morte.

Per questo Cristo è venuto, per distruggere la morte. Lui è entrato nella morte, ha accettato di essere crocifisso e ha mostrato nella sua croce un miracolo, un vero prodigio, perché nella sua morte è Dio stesso che si è dato totalmente a noi e ci ha amato fino a morire per noi che eravamo malvagi. Dice San Paolo: «A stento si trova uno che dà la vita per un persona buona, meritevole» Cristo, invece, ha dato la vita per noi quando eravamo malvagi e peccatori, chi fa questo? Proprio per aver amato così, Dio lo ha risuscitato e lo ha fatto Kyrios, cioè SIGNORE DI OGNI POTERE, di modo che adesso Egli risplende alla destra del Padre e chi crede nel Nome di Cristo sarà libero perché tutto è possibile a Cristo, perché è stato costituito al di sopra di ogni potere, di ogni principato e di ogni autorità. Che significa che gli è stato dato il nome più alto che esiste? Qual è il nome più alto che esiste sul dizionario? Il nome più grande? Il nome del vescovo non è alto. Il nome del Papa non è il più alto; il nome più alto che esiste è il nome di Dio; e allora Dio ha dato a Gesù il suo stesso nome: Gesù è Dio. DIO LO HA ESALTATO E HA DETTO QUESTO E’ MIO FIGLIO, questo è mio Figlio, questi è Dio stesso.

Bene, adesso ricapitolo alcune cose: immagina che tu sei stato creato per amare «Va bè, dirai, questo è bellino, però andiamo alla tua vita concreta: di fatto, trovi enorme difficoltà ad amare l’altro che ti distrugge, che ti uccide! Vai col tuo amico al cinema, a pescare o a ballare e tutto quello che ti costruisce va bene, ma quello non è amore è amore verso te stesso. Questo ti costruisce, ti gratifica, è amore di te, non è uscire da te, al centro c’è sempre il tuo io. La vera felicità, invece, sta nel trascendere il tuo io. Chi qui, in quest’assemblea, conosce l’amore? Chi è stato capace di uscire da sé e trascendersi nell’altro?

È ciò che evidenzia il sacramento del matrimonio che San Paolo definisce: grande mistero, grande sacramento, è questo! Lo dico in riferimento a Cristo e alla sua Chiesa. Due in una sola carne, dei due s’è fatto uno. Chi ha conosciuto e chi ha vissuto questo nella sua carne? Dei molti sposati che siete qui chi ha realizzato questo mistero di trascendenza in un altro, cioè di non essere più due, ma due in uno? E’ proprio ciò che si realizza in un figlio: ha gli occhi della mamma e la bocca del babbo, etc.; è uno in due. La trascendenza è, dunque, uscire da se stesso. Io vi sto annunziando fratelli una cosa enorme, meravigliosa: l’amore è una possibilità che si dà alla vostra vita; l’amore che tutti cercano nella terra. Tutte le donne, tutti gli uomini, tutti cerchiamo una sola cosa: l’amore, poter amare veramente. E l’amore esiste, non di tipo umano, certo.

È Dio che ha fatto la sessualità umana, è lui che è il padrone che ha creato e che ha messo nella donna la tenerezza, che ha fatto cose da Dio. Ma tu sei stato creato per amare e amare significa

donarti a un altro, anche se malvagio. Però, per amare un altro, bisogna morire al proprio io, per amare un altro deve morire il tuo io. E viene fuori, fratelli, che noi non amiamo.
Il Signore Gesù Cristo è colui che ha vinto la morte e, nella Chiesa, ci dona la possibilità di ricevere lo Spirito di Cristo, vincitore della morte. Ma questo Spirito che ha vinto la morte dove sta? Immagina che sia dato a te uno spirito nuovo: è lo Spirito di Cristo risorto che abita dentro di te e ti garantisce dentro, che cosa è questo? Lo dice la scrittura: è la fede? E’ lo Spirito di Cristo che testifica e rende testimonianza al tuo spirito che TU SEI FIGLIO DI DIO. Questa testimonianza, quest’incontro si da dentro de te stesso, si sostanzia dentro di te. Lo Spirito di Cristo testifica e ti rasserena, ti dice: «Dio ti ama, coraggio». Dio c’è e ti darà uno spirito diverso che ti permette non vivere solo per te, ma di vivere per un altro, che ti permette adesso entrare nella morte. Che cosa dà lo Spirito santo? La vita eterna; la vita eterna, adesso!

Che cosa hai domandato quando ti hanno portato al battesimo? Il padrino ha risposto per te: che cosa domandi alla chiesa di Dio? La fede! E che ti dà la fede? La vita eterna. Non la vita eterna riferita all’altra vita. Adesso. La parola eterna significa che non muore più. Quello che noi annunziamo al mondo è una cosa che vale immensamente: la vita eterna, è la vittoria sulla morte. Fratelli, noi non moriamo più, ma non come una cosa carina, che si dice per dire. Assolutamente. La vita eterna adesso! Per questo il battesimo ci ha inserito in Cristo risorto, ci ha fatto vincitori della morte.

Adesso dice Cristo, una volta che siete risorti con Cristo e che la morte non ha più potere, chi ci separerà dall’amore de Cristo? Dice San Paolo: « Né la morte, né la vita, niente ». Nessuno ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. E come possiamo dimostrare al mondo ateo, pagano, secolarizzato, che in noi abita Cristo vivo, risorto dalla morte, che Lui abita dentro di noi, che ci in-abita, che vive dentro di noi come in un tempio, che vive dentro di me, di te, nell’altro, nella comunità cristiana, abita in ciascuno di noi: noi formiamo il corpo di Cristo risorto! Di modo che non viviamo per noi, viviamo per Cristo, facendo la sua volontà e la volontà di Cristo è aiutare gli altri, dare agli altri l’annunzio, il lieto annunzio, la buona novella: la morte è stato vinta e adesso possiamo amare!

Se amare l’altro significa morire al mio io e non abbiamo vinto la morte, come si può dare l’amore? Questo tipo di amore soprannaturale? Come potremo dimostrare agli altri che Cristo ci ha liberato del potere della morte e che in noi abita la vita eterna? Lo dice lui: «amate il nemico». Chi è il nemico? Chi ti uccide, no? Chi ti uccide è il tuo nemico.

Se io ho dentro una vita che nessuno può uccidere, perché si chiama eterna, allora l’amore al nemico diventa un sacramento della Chiesa: quello che ha detto il Concilio Vaticano II quando ha parlato della Chiesa perché si sta passando da una Chiesa di religiosità, dove tutti erano battezzati, tutti buoni, eccetera ad una Chiesa sacramento di salvezza in un mondo che si sta separando dalla Chiesa. Il Concilio ha parlato della Chiesa come di un sacramento universale di salvezza, e chi visibilizza questo? Cristo è risorto, ma uno dice: «A me che mi importa che Cristo è risorto?»

Non t’importa…(?) Ma è per la tua resurrezione? Serve per cambiare la tua relazione con la fidanzata. Perché se tu non hai trovato Cristo, tu non puoi contenere la tua concupiscenza sessuale, non la puoi dominare: è molto difficile che tu possa essere casto perché l’amore verso te stesso ti supera. Ma se in te abita Cristo veramente, cioè colui che ti aiuta con il suo Spirito, tu vedrai che il suo Spirito ti aiuterà a rispondere amando l’altro più di te stesso. E lì dove tu non avevi potere per rispettare la tua fidanzata, adesso ce l’hai gratuitamente, come dono dello Spirito. Non perché sei bravo, casto, hai molta forza di volontà, ma perché Cristo abita in te. Egli ti ha visto e ti ha voluto trovare, per questo ti è venuto a cercare. E’ meraviglioso, fratelli: chi ha trovato Cristo non vive più per se stesso, vive… per un altro. Questo che sto dicendo lo testimonia e lo testifica l’Eucarestia.

In ogni Eucarestia, infatti, noi vediamo che Cristo si comunica come segno sacramentale: si

spezza per noi come segno della sua passione; così come segno della sua passione è anche il calice, il sangue versato per noi. Se Cristo veramente si è fatto il tu di Dio per me, io vedo che Dio mediante la croce di suo Figlio si è fatto tau per me, un tu per me. Dio si è totalmente dato a me in Cristo, eternamente e totalmente si è dato a me. Io non so se riesco a farvelo capire poiché non bastano le parole.

Nella croce di Cristo Dio ha mostrato e si è totalmente donato, si è dato totalmente a te, fino a morire per te, per te malvagio. E se adesso stai in Chiesa un pochino meno malvagio come non ti amerà ancora di più? Sì, quando eri un lontano, peccatore, fornicatore, Cristo ti ha amato fino a dare il suo sangue …, dice San Paolo: adesso che ti stai un pochino avvicinando alla Chiesa, come non ti amerà ancora di più? Diventare cristiano, si dice, non è un gioco, è difficile, è un estufamento, etc. Questo si poteva dire in un ambito di religiosità naturale.

Diventare cristiani, invece, significa essere liberati. Chi ha trovato Cristo è libero, ha cominciato un cammino di liberazione e adesso riesce gratuitamente a fare cose che prima non poteva fare. Qualcuno, dunque, ha spezzato certe catene che prima ti rendevano schiavo.

Per questo, fratelli, questa liberazione, a poco a poco, va formando dentro di voi lo Spirito di Cristo risorto e imparate ad amare Colui che vi ha creato e colui che vi ama con un amore che sorpassa ogni pensiero e ogni cosa che possiamo immaginare. Cristo! Dice S. Paolo: anatema sia, sia maledetto, chi non ama Cristo! Perché amare Cristo è la cosa più bella.

Sì, una fidanzata potrà dire che il suo fidanzato è il più bello, eccetera. Vabbè, è il suo ragazzo, ma io quando dico che Cristo è stupendo, meraviglioso, è il più grande perché mi ha sedotto, mi ha obbligato a non dipingere, a non sposarmi, mi ha obbligato a seguirlo e a fare la sua vita che è una vita impressionante… . Difatti, ogni giorno mi capita di spezzare me stesso, di diventare eucarestia, di spezzarmi per gli altri. Questa è una cosa enorme: io non vivo la mia vita, vivo in un altro, vuole dire che ho trovato un altro, che ho trovato l’amore, che ho trovato la trascendenza in un altro. Chi ha trovato questo, sì può stare in un convento, sì può essere un monaco o una suora, sì può stare in una miniera: HA TROVATO LA VITA, HA TROVATO DIO, HA TROVATO L’AMORE, HA TROVATO LA RESSURREZIONE.

Fratelli, non sono abituato a parlare così, perché parlo in comunità, alle mie comunità; in ogni modo, tantissima gente che non è qui non sa che significa essere cristiano; credono che è un obbligo, che significa andare a messa, che significa non peccare sessualmente o non so che cosa. Essere cristiano appare come un moralismo, perché nessuno gli ha annunziato la Buona Notizia.

L’uomo, in fondo, non riesce a pensare che la vera libertà consiste nel potersi donare, potersi dare agli altri e crocifiggersi per gli altri. Noi abbiamo promesso alle comunità del Cammino neocatecumenale che un giorno potranno darsi, potremo donarci veramente. Questa è la nostra più perfetta e grande libertà: essere come Cristo; cristiani adulti significa non resistere al male, significa essere come il Signore perché, a poco a poco, cresce dentro di noi l’amore.

E’ una cosa bellissima che in noi si possa riprodurre, poco per volta, Cristo e Cristo crocifisso!

( Seguono la III e la IV parte, nelle prossime domeniche).