XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 30 AGOSTO 202

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Geremia (Ger 20,7-9)
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. Parola di Dio

II Signore mi ha sedotto, e lo mi sono lasciato sedurre». Forse non c’è figura lungo tutta la storia d’Israele che possa stare alla pari di Geremia per il suo tragico vigore. Vissuto in uno dei periodi più turbolenti della storia di Israele (poco prima dell’esilio), egli fu odiato, vilipeso, condannato all’ostracismo, continuamente ostacolato e più d’una volta in pericolo di vita. Sotto questo peso l’animo del profeta si sentiva schiacciare.  Di questo contesto fa parte lo sfogo di sconforto e di ira espresso nei versetti della lettura odierna. Si tratta di un frammento delle cosiddette «confessioni» di Geremia.

Ciascuno dei tre versetti della lettura porta un messaggio importante:
1) Il profeta si rivolge a Dio con amarezza e lo accusa di averlo «sedotto» (il termine ebraico è proprio quello usato nel caso di una vergine sedotta da un uomo), di averlo violentato e ingannato. In quest’espressione è la chiave del dramma vissuto dal profeta: Dio penetra nella vita dell’uomo e ne prende totale possesso, se trova accoglienza e disponibilità (mi son lasciato sedurre).
2) Geremia è stato mandato «per sradicare e distruggere, per edificare e per piantare». Ma a questo punto costata che solo la prima parte del suo messaggio si è realizzato e che egli è un profeta di contestazione. Annunziare tale messaggio, lo pone nella penosa situazione di solitudine e di esclusione della comunità. Ha anche una reazione scomposta: esita e arriva a maledire il giorno della nascita e la sua vocazione.
3) Ma, nonostante tutto, la parola di Dio lo incalza e lo provoca fino a liberare in lui una forza che non può essere contenuta non può resistere. È lo stesso grido di Paolo: Guai a me se non annuncio il vangelo (1Cor 9,16).

Salmo Responsoriale (Dal Sal 62)
R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua. R. Così nel santuario ti ho contemplato, guardando la tua potenza e la tua gloria.Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. R. Così ti benedirò per tutta la vita: nel tuo nome alzerò le mie mani. Come saziato dai cibi migliori, con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R. Quando penso a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. A te si stringe l’anima mia: la tua destra mi sostiene. R.

Il salmista si lamenta dei nemici, la cui sconfitta è richiesta a Dio con insistenza. Ma soprattutto egli esprime il suo anelito verso il santuario lontano; vorrebbe vivere vicino a Dio, di cui celebra i benefici generosi. «Dio mio ti cerco con ardore; la mia anima ha sete di te»! L’anelito per la sperimentata somma bontà divina investono il salmista e lo piegano verso la grazia e misericordia di Dio. Come per Geremia.

SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,21-27)

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. Parola di Dio

È questa una sezione di esortazioni morali. Visto quanto Dio ha compiuto per il suo popolo in Cristo, i credenti devono vivere presentandosi come «sacrificio vivente». Questo è il sacrificio gradito a Dio: i sacrifici di animali di un tempo sono stati resi inutili dal sacrificio di Gesù. Qui si apre lo spazio per un culto prestato da cuori obbedienti che diventa credibile per un’adeguata e corrispondente  vita morale. L’impegno totale di sé nella vita individuale e sociale è vero culto di Dio, che si esprime nell’incontro liturgico dei fratelli. Questo diventa inseme celebrazione e verifica e della lode sincera  e del reale servizio offerto alla comunità.

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni». Parola del Signore

La prima parte della lettura è strettamente legata alla confessione di Pietro a Cesarea di domenica scorsa. La confessione di Pietro è seguita da un’istruzione, rivolta ai discepoli, contenente il primo annuncio della passione.
Dopo l’atto di fede espresso da Pietro, Gesù ritiene giunto il tempo di iniziare i suoi discepoli al mistero, oramai imminente, della sua morte e risurrezione. Ma l’annuncio di un messia sofferente è del tutto estranea alla mentalità giudaica del tempo. Gesù comprende la reazione di Pietro che manifesta incomprensione peril destino del Messia. E gli risponde con le stesse parole usate per il demonio: “Via da me, satana!”. Pietro, poco prima era ispirato da Dio, ora – invece –  è vittima del demonio. E’ triste quando “la roccia”, sicurezza fondante della chiesa, diventa pietra d’inciampo!

COMMENTO E MESSAGGIO
Che l’accettazione della logica della croce non sia cosa facile, e che anzi sia spesso molto penosa, ce lo conferma anche Geremia (prima lettura). Egli avrebbe preferito essere un profeta di consolazione, e invece gli tocca di annunciare un messaggio di crisi, che gli procura inimicizie e persecuzioni. Davanti al peso di una missione ingrata, Geremia grida che è pazzo ad accettare il rischio di essere stroncato dai suoi oppressori; eppure, non può sottrarsi al suo compito: la parola di Dio gli urge dentro, e non sarebbe più nemmeno se stesso se non l’annunciasse.
In realtà accettare questa logica significa, in fondo, mettere in gioco se stessi, perdersi per ritrovarsi ad un livello più profondo, guadagnare il vero se stesso non più appoggiato a fallaci successi del momento, ma sulla stessa persona di Cristo, morto e risorto per la sua totale obbedienza al Padre. Lo stesso destino di morte, che segna la vita di Gesù, dovrebbe segnare anche quella della chiesa.

Non siamo capaci di accettare facilmente che la chiesa sia sola e scompaia nelle cose, che sia minoranza. La vogliamo riconosciuta, affermata, potenza fra le potenze.  Come per Pietro, anche per noi è difficile accettare la logica del Regno: il morire per rinascere, logica rifiutata da questo mondo, ma condizione inderogabile per entrare nel Regno. La lezione che Pietro, gli apostoli e tutti noi dobbiamo imparare è che seguire Gesù significa seguire un “crocifisso”.

Gesù perciò si rivolge ai discepoli e spiega loro che l’essere suoi discepoli deve trovare verifica nella condotta: saper dire “no” all’imperioso “io” peccatore ed essere pronti a sopportare le ingiurie legate al discepolato. Quando l’ io peccatore sarà ripudiato, allora  sarà scoperto il vero io di un uomo e incontrerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria.

“Chi vuoi venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua”, “ogni giorno”, aggiunge Luca.  Portare la croce ogni giorno significa vivere ogni giorno con la mentalità di Gesù libero, ma attento a Dio e agli uomini, accettandone tutte le conseguenze: l’incomprensione,  la sofferenza e, spesso, la  morte.

La sofferenza, per Gesù e i suoi, non è dunque ricercata, non è masochismo, ma conseguenza necessaria del progetto di vita proposto da Gesù stesso, il quale non aspira a morire, ma a vivere.  BUONA DOMENICA !