XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 20 SETTEMBRE 2020

DOMENICA 20 SETTEMBRE 2020
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia (Is 55,6-9)
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perchè i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Parola di Dio.

Siamo alla conclusione del «libro della consolazione d’Israele» (Deuteroisaia), il grande poema dell’annuncio salvifico: i! ritorno nella terra sotto la guida del santo, del Dio unico, trascendente, e maestoso. In questi brevi versi Jahvé è ad un tempo i! Dio vicino della salvezza e il Dio lontano,i! totalmente altro.
I vv. 6-7 ci presentano il primo motivo, in cui i! Dio vicino è l’oggetto della «ricerca» di Israele. «Cercare Jahvé» significava, agli inizi, consultarlo per risolvere problemi impellenti e spinosi (cf. Es 18, 15ss); è, inoltre, tentare un rapporto di vicinanza con lui nel culto, nella «sua casa» (cf. Zc 8,21); ma la ricerca sincera, è i! culto nella pratica della giustizia. A questa ricerca, Jahvé risponde con la sua vicinanza, che è salvezza e perdono (v. 8).
Ma, nello stesso tempo, i! Dio del Deuteroisaia è accentuatamente i! santo, il totalmente altro, colui di cui non si può disporre con la presunzione delle antiche promesse, come l’amara esperienza dell’esilio ha dimostrato. Perciò è opportuno affermare, assieme alla vicinanza della misericordia di Dio, la trascendenza dei suoi «pensieri». I pensieri di Dio sono le sue «vie», i suoi progetti, che Israele deve accogliere con obbedienza incondizionata, se la sua «ricerca» di Jahvé è autentica.

Salmo Responsoriale (Sal 144 /145)
R. Il Signore è vicino a chi lo invoca.Ti voglio benedire ogni giorno,

Lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza. R.
Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti,la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità. R.

Il Salmo medita sul posto centrale di Dio nella nostra storia e sul nostro comportamento come risposta: Lodare e benedire ogni giorno il suo nome, perché il Signore è degno di altissime lodi. Dio è vicino all’uomo, pieno di tenerezza; ma al tempo stesso è il Signore, l’altissimo.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 1,20c-24.27)
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più  necessario che io rimanga nel corpo. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo. Parola di Dio.

Paolo interpreta qui la propria situazione di perseguitato. Nelle sue prospettive rientra anche la morte, che potrebbe essere il martirio, visto che la chiesa vive nell’orizzonte della persecuzione per aver preso parte fino in fondo all’opera del vangelo.
L’interpretazione che Paolo dà della propria situazione è coerente col suo vangelo: nella vita e nella morte il credente è unito a Cristo col battesimo e l’eucaristia. Quest’unità è sentita da Paolo in modo straordinario: porta nel suo corpo i patimenti del Cristo, si rallegra di «completarli» nella sua carne (Col 1,20). In tal modo la gloria di Cristo si manifesta e si afferma per mezzo di Paolo (nel suo corpo).
Morte ,e vita gli divengono in certo senso indifferenti. Non è l’apatheia del saggio pagano, ma la convinzione che il centro di ogni nostro interesse è Cristo (v. 22). Anzi, la morte è desiderabile, perché sarà seguita immediatamente dall’ essere con CristoCon Cristo  è, infatti, la condizione escatologica, che qui Paolo interpreta come immediatamente successiva sila morte. Ma se la vita «nella carne» contrapposta all’ essere con Cristo fosse necessaria per un ulteriore lavoro, Paolo esiterebbe nella scelta.

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchè io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Parola del Signore.

Il tema di questo brano è la proposta di salvezza offerta a tutti i popoli. I mormorii provocati da questo comportamento conducono al loghion finale sul primo e l’ultimo.
Lo sfondo è offerto dalla polemica antifarisaica, la stessa che emerge nella guarigione del cieco di Gerico (20,29-34), e soprattutto nella parabola dei due figli (21,28-32). Di tutto questo bisogna tener conto per valutare la parabola. Si tratta di un rapporto complesso, su uno sfondo storico preciso: la manifestazione della grazia di Dio in peccatori e pagani, che accorrevano numerosi nella comunità siro-palesinese, da cui nasce il vangelo di Matteo, con grande scandalo degli ambienti farisaici e dello stesso ambiente giudeo-cristiano. È in questo quadro che si manifesta la gratuità e la libertà della grazia di Dio, comunicata non sulla base di meriti precedentemente acquisiti, ma in forza della risposta al vangelo aperta anche ai pagani e ai peccatori. Anche qui, la teologia”di Matteo raggiunge il «vangelo» di Paolo.

COMMENTO E MESSAGGIO

La parabola degli operai chiamati ad ore diverse a lavorare il campo del padrone e che la sera sono pagati nella stessa misura, è certamente una delle più paradossali del vangelo: mette in evidenza la differenza fra il nostro modo di valutare e quello di Cristo. L’alleanza di Dio con l’uomo si fonda esclusivamente sull’assoluta libertà di Dio, sulla gratuità, sulla magnanimità di Dio e non rientra affatto nelle categorie di cui abitualmente si servono gli uomini.
I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. Il modo di agire di Dio non è il nostro modo di agire. Il nostro metro di valori, i nostri giudizi non sono come quelli di Dio. Le letture ce lo dicono in mille modi. «Quanto più elevato è il cielo dalla terra, tanto i miei disegni superano i vostri progetti». I nostri pensieri e le nostre azioni avranno un senso solo se tenderanno a colmare la grande distanza che c’è tra noi e il pensiero di Dio; questo avviene nell’umile ricerca di capire i piani di Dio e nell’ascolto fiducioso della sua parola.
L’uomo costruisce, progetta, cerca di programmare la vita e la storia, ma chi la guida è Dio e ne determina le tappe per un disegno che solo lui conosce. I nostri progetti valgono e la nostra vita ha un senso, solo se ci rendiamo totalmente disponibili a quello che si vuole.
Aprirsi alla dimensione di Dio
Nella parabola Gesù ci mette chiaramente di fronte all’amore e alla misericordia senza confini del cuore di Dio. Ma ci mostra anche la piccolezza del cuore dell’uomo e la povertà spirituale di chi si ritiene “giusto» e crede di assicurarsi Dio col merito delle sue buone azioni. Siamo tutti noi che abbiamo «lavorato» tutta la vita per Dio e ci sentiamo forti delle nostre buone opere e siamo sicuri che Dio non può trattarci come i vicini che non vanno in chiesa o i lontani che non sono cristiani o perlomeno non sono cattolici e quindi non hanno tutta la verità, la fatica di un «giorno intero» da presentare.
Corriamo il pericolo di non capire cos’è il regno di Dio, cos’è questa chiamata.di misericordia rivolta a tutti e nata solo dalla bontà di Dio. Se non correggiamo il concetto di noi stessi e di Dio cadiamo nel grande pericolo di non saperci aprire mai più alla dimensione di Dio, che è una dimensione d’amore. Non capiremo più cos’è la vera gioia di Dio, che non è la giustizia che taglia in due come la spada di Salomone, ma il perdono e la misericordia. Solo se il nostro essere cristiani diventa un servire gioioso e disinteressato senza invidie e false rivendicazioni di superiorità, capiremo la gioia del donare non si preoccupava mai di sapere se gli uomini ai quali porgeva il suo aiuto fossero persone devote e oneste, o fossero considerati degli abissi di malvagità.

Buona Domenica !