DOMENICA, 12 GENNAIO 2020

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BATTESIMO DEL SIGNORE

DOMENICA, 12 GENNAIO 2020 – ANNO A

PRIMA LETTURA DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA (Is 42, 1-4.6-7)

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Sono del tutto d’accordo con quanto asseriva il Card. C.M. Martini nella conferenza di sull’opera Gesù di Nazaret a Parigi: la critica testuale non è un inutile lusso da lasciare agli specialisti: non solo perché la costituzione “materiale” del testo è la base imprescindibile di qualsiasi riflessione teologica su di esso, ma anche perché ha essa stessa un valore teologico  è necessario, infatti, guardare il testo prima di trarre conclusioni, altrimenti si rischia di trarre  indebite ed arbitrarie conclusioni da un testo malcompreso.

Il servo è la persone di cui Dio si compiace, nel quale Dio stesso si rispecchia. è l’eletto, il chiamato, colui che è preso per mano, formato e stabilito come ALLEANZA E LUCE DELLE NAZIONI.Il suo ruolo è quello porterà il diritto alle nazioni, di toglierle dal caos, quindi e di donare loro il diritto. 

è la stessa dinamica che da Natale ci segue si ripete: Caos iniziale, intervento dello Spirito di Dio, manifestazione della Luce, Pace e ordine. Già tale azione è presente nelle prime espressioni Genesi: 1 – Su una terra vuota e informe (tòhu va-vòhu),  2 – Dio manda il Suo Spirito, il quale sostava aleggiando sopra le acque (Ve-rùach Eloim – merachéfeth al-pené ha-mammàim), 3 – Egli permette l’apparire dela luce: e sia la luce e la luce fu (yə-hî ’ō-wr, way-hî- ’ō-wr), da cui scaturisce il primo ordine creazionale. Questa è la sequenza della salvezza che si ripete nel Vangelo.

VANGELO – DAL VANGELO DI S. MATTEO 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.  Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare –  Ecco il servo che Dio sceglie: l’umile, Colui che – sebbene senza peccato – assume la condizione di chi ha bisogno di purificazione.  Segue la meraviglia di Giovanni per tale gesto di abbassamento; al che Gesù risponde con una frase apparentemente enigmatica: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Nella Bibbia la giustizia non è quella di chi riesce a spaccare il capello in quattro, ma è la sovrabbondanza del bene ed è un attributo stesso di Dio, il quale è Uno, giusto e santo, cioè assolutamente unico, di una sovrabbondante bontà e santo, cioè separato, che non essere toccato e, tantomeno, manomesso. Questa “giustizia” si deve compiere nelle totalità (conviene che adempiamo ogni giustizia), dunque si deve compiere nella sua espression massima.

All’uscita dalla immersione (ἀνέβη ἀπὸ – ἀναβαίνω è il verbo della risurrezione) si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Anche su Gesù si aprono i cieli, scende lo Spirito (simile al volo di una colomba – richiama  il verbo merachéfeth della Genesi) e non solo viene proclamato Figlio,  di cui è delineata la missione e la specifica metodologia attuativa: non  griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce (senza chiasso, frastuono e clamore) non spezzerà una canna incrinata (rotta, segnata), non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta (la king Jams e la Diodati preferiscono tradurre debole). La sua missione di  Gesù, quindi, consiste nel proclamare il diritto con verità … finché non avrà stabilito il diritto sulla terra: aprire gli occhi ai ciechi e far uscire dal carcere i prigionieri e dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre,  proprio l’azione della luce che, nella Genesi, toglie l’oscurità che ricopriva la faccia dell’abisso (Ve chòschek al-pené teòm). La giustizia che rende presente Dio è, dunque, il diritto che elimina dunque il caos, il sopruso e la violenza.

SECONDA LETTURA – DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (AT 10,34-38)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.  Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

 

Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. S. Pietro allarga il discorso e toglie il destinatario del messaggio dalle pastoie nazionalistiche ebraiche, secondo cui la salvezza era un’esclusiva riservata al popolo ebreo; è un’operazione universalistica che non ingabbia la salvezza in una razza, in una etnia e in una credenza: a qualunque nazione appartenga ribadisce il discorso di Pietro. Qui la pratica della giustizia è coniugata con l’opera di Gesù che annuncia la pace. Giustizia e pace, in termini biblici sono equivalenti: costituiscono la massima espressione del bene. S. Francesco, con il suo intuito santo e geniale, esprime il tutto con il saluto Pace e Bene.

Questa è la vera Giustizia, quella che poi Gesù definirà superiore nel Discorso della Montagna (Se la vostra giustizia non supererà…). Dunque, in che cosa realmente si esprime e si realizza la Giustizia? Nel risanare tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo: è la salvezza.

MESSAGGIO

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La festa del Battesimo di Gesù al Giordano ci fa contemplare la realizzazione delle premesse di una nuova creazione e di una nuova umanità. La prima indirizzava l’uomo ad uno svolgimento regolare e non violento della vita, e ciò esige una minima e leale osservanza delle leggi che consentono l’ordinato evolversi delle cose e lo sviluppo di civili relazioni rette dalla Legge e dal timore del Signore.

Il Nuovo Testamento, invece, ci presenta l’inizio di una seconda creazione, di un livello superiore: entrare proprio nell’intimo del cuore di Dio, del Suo  pensiero e del Suo agire. Divenire non solo servo, ma Figlio di Dio. Ciò comporta un cambio di natura che passa per una nuova acqua, una nuova creazione mediante il Battesimo che comporta una totale rimodulazione del proprio essere, fino a giungere al possesso di un cuore nuovo. Tutto ciò, senza l’intervento dello Spirito, non può darsi. Convertirtirsi, infatti, è lasciare che Spirito Santo plasmi la nostra debolezza, che lavi e la irradi di luce nuova, il fulgore radioso della sua benevolenza.

L’opera di Gesù è quella di risanare una natura troppo spesso oppressa dal potere del diavolo. Un triste e malefico personaggio di cui non si vuol parlare più (neanche in chiesa e neanche tra i cattolici); egli agisce mediante l’orgoglio, l’egoismo e il desiderio smodato di possesso, di potere e di piacere (le famose tre p) che sinteticamente – ma efficacemente – esprimono l’essenza del dominio satanico. Non si tratta di vedere facce caprine o zampe pelose, poiché il male sa camuffarsi assai bene e silenziosamente e obliquamente s’insinua, proprio come un serpente. Quand’esso possiede una creatura, l’ avvolge, la soffoca e le impone  bisogni ossessivi da cui – attanagliata – da cui essa non sa divincolarsi. Ecco perché ci vuole Gesù,  il quale viene a liberare e a sciogliere questi lacci mostruosi.

 

Celebrare la festa del Battesimo di Gesù è chiedere con umiltà ed invocare l’intervento potente e liberatorio di Gesù, anche se pensiamo di non meritarlo, poiché, infondo, siamo solo una canna spezzata o un lucignolo fumigante.

Gesù ci purifica con il suo Sangue e pian piano ci fa cominciare un vero itinerario di conversione, che avrà un seguito progressivo e graduale. La liberazione Gesù l’ha già operata nel nostro battesimo. Oggi si tratta di rinnovarlo in modo cosciente e coraggioso. Se, malauguratamente, pensiamo che ciò non possa avvenire, vuol dire che siamo ciechi. Gesù attende solo il nostro consenso per intervenire.

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Fra Michele Perruggini, OFM –  Associazione:  FRATÉRNITA CATTOLICA – WEB: annunciocristiano.it

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